Aspettando le fate..

Appena arrivata in cima al Colle di Guarda, prossimo al borgo medievale di Collalto, osservo bene la scena che mi si para davanti. La quiete avvolgente ridona dignità al frinir dei grilli e al cinguettio degli uccelli , mentre le vigne e i cipressi, tutt’intorno, concorrono ad un’atmosfera di forte suggestione, che amplifica la bellezza romantica del Maso di Villa.

Questo luogo è davvero speciale, mi dico e non sbaglio.

Il maso è un’antica casa colonica dei primi anni dell’800, che la famiglia Lucchetta decide di acquistare e restaurare integralmente sul finire degli anni ‘90, dando forma ad un sogno.

In primis, del capofamiglia, che opta per una scelta di rottura rispetto alle sue precedenti vite – come dice la figlia Chiara – di architetto e di designer.

Di certo, il restauro minuzioso ne rispecchia la mano, ma è nella cura delle vigne che la sua passione trova l’espressione massima.

Eliminato il vecchio vigneto di Prosecco, non più produttivo, pianta un rosso!

E con Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc – proprio in terra di Prosecco DOCG – dà vita ad una produzione limitata, orientata alla viticoltura sostenibile.

Durante il mio soggiorno, ho così potuto degustare il Nasi Rossi al tramonto e godermi fino in fondo il contatto con la natura e la campagna.

Ma l’atmosfera del Maso è magica sotto ogni aspetto e ti cattura con il roseto in fiore e la varietà di piante che, a seconda della stagione, sbocciano ad adornarne la facciata a pietra vista e il giardino – orto sul fianco.

L’interno della dimora è curato nei minimi particolari, con paziente recupero di materiali d’epoca e nel pieno rispetto dell’architettura originaria.

Persino l’arredamento è frutto di un’attenta ricerca, tra mercatini e rigattieri, in un trionfo di tessuti fiorati, ferro battuto e oggetti della tradizione veneta, che vengono interpretati a creare un’armonia tutt’altro che leziosa e che, anzi, profuma di casa e di altri tempi.

C’è un che di fragrante e di buono nell’aria a cui è bello lasciarsi andare, quasi dimentichi del proprio quotidiano.

E così, di spalle al grande fico, con lo sguardo rivolto all’orizzonte, aspetto le fate.

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